Patrick Abbattista

Patrick Abbattista: «Il design non è solo estetica. È un processo che crea valore»

Il design può essere una forma di racconto? Per Patrick Abbattista sì. Dietro ogni prodotto ci sono esperienze, intuizioni, cultura e una visione del mondo che il designer trasforma in qualcosa che le persone possono usare, comprendere e vivere.

È da qui che parte la nuova intervista del Marketing Garage, dove Gianluca Testa ha intervistato Patrick Abbattista, founder e CEO di Design Wanted, media brand internazionale dedicato al design contemporaneo.

Marketer di formazione, docente all’Istituto Marangoni School of Design e giurato in premi internazionali, Patrick ha fondato Design Wanted nel 2015 partendo da una pagina Instagram.

Oggi il progetto è diventato un ecosistema internazionale che connette designer, aziende, eventi e community in tutto il mondo.

Con lui abbiamo parlato di design, branding, Made in Italy, intelligenza artificiale, community e futuro della creatività.

Il design non è un prodotto: è un processo

Patrick arriva al design passando dal marketing.

Durante il suo percorso professionale si rende conto che analisi, dati e ricerche di mercato non sono sempre sufficienti per creare prodotti realmente utili.

Nel design trova un elemento fondamentale:

l’empatia.

Il designer prova a mettersi nei panni della persona che utilizzerà il prodotto, osserva il contesto, prototipa, testa e migliora.

Per questo Patrick sintetizza così uno dei concetti centrali dell’intervista:

«Il design non è un prodotto, è un processo.»

Un processo che può riguardare non soltanto un oggetto, ma anche servizi, spazi, processi aziendali e persino il modo in cui viene organizzata una produzione.

L’esempio storico è Olivetti, dove il design non riguardava soltanto il prodotto finale ma l’intera cultura aziendale.

Le aziende design-driven costruiscono brand più forti

Il design è anche uno degli strumenti attraverso cui un brand diventa concreto.

Prodotto, materiali, forma, esperienza e cura del dettaglio contribuiscono a costruire la percezione che le persone hanno di un’azienda.

In questo senso il design diventa un vero ambasciatore silenzioso del brand.

Le aziende che lo integrano profondamente nella propria cultura non si limitano a creare prodotti belli.

Si interrogano continuamente su cosa stanno portando sul mercato, perché dovrebbe essere utile e quale esperienza vogliono generare.

Design Wanted: da una pagina Instagram a una community globale

Design Wanted nasce nel 2015 quasi per caso.

Patrick si trova con un ginocchio rotto, uno smartphone e molto tempo da dedicare alla sua passione per il design.

Inizia a pubblicare su Instagram una selezione dei progetti che considera più interessanti.

Di giorno lavora, di notte sviluppa il progetto.

Uno dei primi momenti in cui comprende la forza della community arriva quando riceve un messaggio da una persona che chiede informazioni su una poltrona pubblicata sulla pagina.

Patrick fa delle ricerche e prova ad aiutarla.

Solo successivamente scopre che si trattava di Sarah Wayne Callies, attrice di Prison Break.

È uno dei segnali che gli fanno comprendere come Design Wanted sia ormai diventato un punto di riferimento capace di raggiungere persone in tutto il mondo.

La selezione è parte del valore

Uno dei pilastri di Design Wanted è sempre stato la cura editoriale.

Patrick non considera necessario parlare di tutto.

Anche decidere di non pubblicare un progetto rappresenta una scelta editoriale.

La promessa alla community diventa quindi molto semplice:

se qualcosa arriva su Design Wanted, significa che secondo noi vale la pena scoprirlo.

È questa continuità nella selezione ad aver contribuito negli anni alla costruzione di credibilità e autorevolezza.

Made in Italy: non basta celebrare il passato

Il Made in Italy continua ad avere un enorme valore nel mondo del design.

Ma secondo Patrick dobbiamo chiederci che cosa significhi realmente oggi.

Produzione italiana?

Estetica?

Cultura progettuale?

Qualità?

Nel frattempo altri Paesi stanno costruendo una propria identità.

La Cina, in particolare, non può più essere raccontata soltanto attraverso il concetto di copia.

Ha capacità produttiva, designer, industria e un legame fortissimo tra progettazione e fabbrica.

Per Patrick la vera sfida dell’Italia è quindi evitare di vivere soltanto della propria storia.

Proteggere la tradizione non significa difendere ciò che è stato fatto.

Significa tenere vivo lo stesso spirito di innovazione che ha reso grande il design italiano.

Less is more, ma con personalità

Patrick è un sostenitore della semplicità, ma non del minimalismo anonimo.

Utilizza una definizione interessante:

minimal bold.

Un design essenziale ma riconoscibile.

Semplice, ma con carattere.

La vera semplicità nasce da una complessità risolta.

Un buon prodotto elimina ciò che non serve senza eliminare la propria identità.

L’AI democratizzerà il design?

L’arrivo dell’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente anche la creatività.

Oggi è possibile generare rapidamente immagini, concept e proposte visivamente molto sofisticate.

Ma per Patrick il vero rischio non è che l’AI diventi troppo brava.

È che le persone smettano di costruire una propria visione.

L’AI può imitare uno stile e lavorare su migliaia di reference.

Ma prima dello strumento viene una domanda:

chi voglio essere nel mondo?

Se manca una prospettiva personale, l’AI rischia di produrre semplicemente variazioni di ciò che esiste già.

Se invece il designer possiede esperienze, curiosità, sensibilità e una propria visione, l’intelligenza artificiale può diventare un alleato potentissimo.

Il mezzo, non il fine.

Per usare meglio l’AI dobbiamo tornare a vivere

Patrick osserva il cambiamento anche come docente.

I progetti degli studenti sono diventati visivamente sempre più impressionanti.

Ma può capitare che, facendo alcune domande, emerga una conoscenza molto inferiore alla qualità della presentazione.

Per questo insiste su un concetto:

bisogna tornare a fare esperienze nel mondo reale.

Viaggiare.

Osservare.

Parlare con persone diverse.

Scoprire materiali, industrie, luoghi e culture.

Più ricca è la nostra esperienza, più saremo capaci di utilizzare l’AI per esprimere qualcosa di personale.

«Gli altri vendono spazi. Noi vendiamo un racconto»

Anche il modello editoriale di Design Wanted parte da una distinzione molto chiara.

«Gli altri vendono spazi pubblicitari. Noi vendiamo un racconto.»

Per Patrick un media non dovrebbe limitarsi a inserire il prodotto del cliente dentro una pagina.

Il vero valore è possedere una voce, una community e un punto di vista.

Se un brand cerca soltanto visibilità, può comprare advertising direttamente sui social.

Un media deve invece aggiungere contesto, credibilità e capacità narrativa.

È per questo che Patrick preferisce definire Design Wanted un media brand.

Dare prima di chiedere

Design Wanted possiede una community internazionale molto ampia, ma Patrick non ha mai costruito il progetto intorno al proprio personal brand.

Al centro sono rimasti i contenuti e il valore generato per gli altri.

La filosofia è semplice:

dare prima di chiedere.

Creare contenuti.

Aprire opportunità.

Mettere in contatto persone.

Aiutare designer e aziende a incontrarsi.

È anche da questo principio che nascono progetti come Ideas for Business, che collega aziende a designer provenienti da tutto il mondo, e Behind, format dedicato al dietro le quinte del processo creativo.

Adattarsi senza snaturarsi

Nella parte finale dell’intervista Patrick racconta uno degli insegnamenti più importanti del proprio percorso:

la capacità di adattarsi.

Costruire un progetto significa continuamente ascoltare, leggere segnali e cambiare direzione quando necessario.

Ma c’è una differenza fondamentale tra adattarsi e perdere la propria identità.

«È facile cambiare diventando un altro. È difficile cambiare restando fedeli ai propri principi.»

Un principio che vale tanto nel business quanto nella vita.

Costruire ponti

Alla domanda su quanto sia soddisfatto del percorso fatto fino a oggi, Patrick risponde:

110%.

Non perché tutto sia andato sempre bene, ma perché è riuscito a trasformare curiosità, libertà e passione in un lavoro.

Da bambino amava Lego, puzzle e Meccano.

Mettere insieme pezzi.

Costruire.

Creare connessioni.

Oggi, con Design Wanted, fa sostanzialmente la stessa cosa:

costruisce ponti tra designer, aziende, idee, culture e opportunità.

Ed è proprio questo il senso del claim di Design Wanted:

Connecting the world through design.

Alla domanda classica con cui chiudiamo il Marketing Garage:

“Pensi che il meglio debba ancora venire?”

Patrick risponde:

«Farò di tutto per far sì che il meglio arrivi.»


Guarda l’intervista completa

Nella puntata completa del Marketing Garage con Patrick Abbattista, CEO e founder di Design Wanted, parliamo di design, branding, Made in Italy, intelligenza artificiale, creatività, community e nuovi modelli editoriali.

Guarda l’intervista completa su YouTube e iscriviti al canale Marketing Garage.

La puntata è disponibile anche su Spotify.

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CAPITOLI:
00:00 Il design è una forma di racconto

00:48 Patrick Abbattista e la nascita di DesignWanted
03:56 Dal marketing al design: la svolta professionale
07:09 Perché il design non è soltanto Estetica
09:30 Le aziende design-driven innovano di più?
13:58 Designer interni o grandi firme esterne?
15:28 Quando Patrick ha capito il potenziale di DesignWanted
18:53 Design italiano, scandinavo, americano e cinese
20:23 Copia copia e poi finisci per innovare
22:47 Minimal Bold: La semplicità come complessità risolta
25:49 Il background e la sensibilità di un designer
28:13 Il Made in Italy ha ancora lo stesso valore?
30:48 Progettare esperienze, non soltanto spazi belli
33:15 Come l’intelligenza artificiale AI cambierà il design
37:20 Il modello di business di DesignWanted
40:06 Come si costruiscono autorevolezza e credibilità
42:25 Ideas for Business: collegare aziende e designer
44:29 Behind: raccontare il processo creativo
48:08 Design e Industrializzazione del Prodotto
51:05 Come Patrick lancerebbe oggi DesignWanted
53:52 Costruire una community senza mostrare il Founder
56:45 Domande personali a Patrick Abbattista

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