Pietro Maria Picogna
L’AI non toglierà il lavoro. Potenzierà le persone
L’intelligenza artificiale cambierà profondamente il modo in cui lavoriamo. Ma questo non significa necessariamente avere meno persone nelle aziende. Potrebbe significare avere persone più produttive, più consapevoli delle proprie competenze e concentrate sulle attività in cui possono generare maggiore valore.
È uno dei temi centrali della nuova puntata del Marketing Garage, dove Gianluca Testa ha incontrato Pietro Maria Picogna, per tutti Pico, CEO e co-founder di Pack, piattaforma HRTech AI-native che aiuta le aziende a mappare, valutare e sviluppare le competenze delle proprie persone.
Pico ha 27 anni, ha vissuto in quattro continenti, parla diverse lingue e in pochi anni ha trasformato Pack in una realtà internazionale che ha raccolto, secondo quanto raccontato durante l’intervista, oltre 8 milioni di dollari.
Con lui abbiamo parlato di futuro del lavoro, intelligenza artificiale, competenze, cultura aziendale, leadership, venture capital e competitività europea.
Partendo da una domanda fondamentale:
quale sarà il ruolo dell’essere umano nel lavoro quando l’AI sarà ovunque?
Nell’era dell’AI dobbiamo ritrovare il “perché” del lavoro
Secondo Pico, la tecnologia ci sta costringendo a ripensare il ruolo che il lavoro occupa nella nostra vita.
L’avanzamento dell’intelligenza artificiale crea inevitabilmente spaesamento: quali lavori rimarranno? Quali competenze serviranno? Che cosa saprà fare una macchina meglio di noi?
Pico non crede però alla fine del lavoro.
Al contrario, considera il lavoro ancora profondamente collegato alla realizzazione personale dell’essere umano.
Il vero cambiamento sarà spostare l’attenzione dalle attività ripetitive verso il purpose, il proposito per cui una persona entra in un’organizzazione e il tipo di impatto che può generare.
Da una brutta esperienza lavorativa nasce la passione per l’HR
Pack non nasce da un piano perfettamente disegnato a tavolino.
Pico racconta che, all’inizio del suo percorso imprenditoriale con il co-founder Giacomo Gentili, il settore HR non era necessariamente quello su cui immaginavano di costruire l’azienda.
Uno dei punti di svolta risale alla sua prima esperienza lavorativa.
Durante un internship si trovò in un ambiente nel quale non si sentiva valorizzato. Ricorda un particolare apparentemente banale: il CEO con cui lavorava non lo salutava neppure la mattina.
Parlando con amici impegnati nelle loro prime esperienze professionali, scoprì che molti stavano vivendo situazioni simili.
Da lì iniziò a interessarsi a una domanda: come si può costruire un mondo del lavoro nel quale le persone riescano davvero a crescere?
Mappare le competenze con l’AI
Skill mapping, assessment e sviluppo delle persone non sono concetti nuovi.
Il problema, secondo Pico, è che per anni questi progetti sono rimasti costosi, lenti e difficili da scalare, spesso limitati a una piccola percentuale della popolazione aziendale.
Pack utilizza l’intelligenza artificiale per automatizzare una parte dei processi che tradizionalmente richiedevano molte ore uomo.
Un report di assessment può essere elaborato molto più rapidamente.
Una mappatura delle competenze può essere estesa a una platea molto più ampia.
Il punto non è quindi inventare un nuovo processo HR.
È democratizzarne l’accesso.
Permettere a più persone di capire quali competenze possiedono, quali devono sviluppare e quali opportunità possono avere dentro l’organizzazione.
Il rischio è non sapere quali skill serviranno domani
L’intelligenza artificiale rende però il problema ancora più complesso.
Una competenza strategica oggi potrebbe perdere rapidamente importanza.
AI generativa, agenti, robotica e automazione possono trasformare una professione in pochi mesi.
Le tradizionali mappature statiche rischiano quindi di diventare obsolete molto velocemente.
Per questo Pack lavora con un modello dinamico che punta ad aiutare le aziende a capire quali competenze potrebbero diventare rilevanti nei prossimi anni.
La domanda decisiva diventa:
le persone che lavorano con noi oggi avranno le competenze necessarie per farci competere domani?
Dalle job title alle skill-based organization
Uno dei concetti più interessanti dell’intervista è quello di skill-based organization.
Tradizionalmente le aziende sono costruite intorno a ruoli, livelli, anzianità e organigrammi.
Una skill-based organization prova invece a mettere al centro le competenze effettivamente possedute dalle persone.
Questo può cambiare il modo in cui vengono gestiti:
- mobilità interna;
- percorsi di carriera;
- succession planning;
- formazione;
- assegnazione dei progetti;
- selezione;
- compensation.
Secondo Pico, Stati Uniti e Regno Unito sono già più avanti nell’adozione di questi modelli, mentre il Sud Europa è ancora in una fase iniziale.
La direzione, però, è chiara.
Il futuro del lavoro sarà sempre meno basato sulla domanda:
“Qual è il tuo ruolo?”
e sempre più sulla domanda:
“Che cosa sai fare?”
L’AI toglierà davvero posti di lavoro?
Secondo Pico stiamo guardando all’intelligenza artificiale con paure simili a quelle che hanno accompagnato altre innovazioni tecnologiche.
Durante l’intervista cita l’esempio di Excel.
Quando i fogli elettronici iniziarono a diffondersi, molti temevano che avrebbero eliminato il lavoro dei contabili.
Hanno automatizzato moltissime attività, ma non hanno eliminato il settore. Hanno cambiato il tipo di lavoro svolto.
Per Pico l’AI seguirà una dinamica simile, anche se con una capacità di trasformazione molto più vasta.
L’AI è un potenziatore della forza umana.
Può permetterci di lavorare meglio, essere più produttivi, automatizzare compiti ripetitivi e affrontare problemi più complessi.
Questo non significa che alcune professioni non cambieranno profondamente.
La vera sfida sarà soprattutto riqualificare le persone.
Il problema europeo è anche un problema di competenze
Il tema delle skill porta inevitabilmente alla competitività.
Pico è molto netto: l’Europa deve recuperare terreno.
Se un’azienda non conosce le proprie competenze e non sa quali capacità dovrà costruire per confrontarsi con concorrenti americani o cinesi, rischia di prendere decisioni basandosi esclusivamente sull’intuizione.
Produttività bassa, salari stagnanti e difficoltà nel creare aziende ad alto valore aggiunto sono fenomeni collegati anche alla capacità di innovare e sviluppare capitale umano.
Per questo, invece di concentrarci soltanto sulla paura dell’AI, dovremmo investire molto di più in AI literacy, formazione e utilizzo concreto della tecnologia.
Il dipendente del futuro sarà potenziato
L’immagine che emerge dalla conversazione non è quella del “dipendente dimezzato”.
È quella del dipendente potenziato.
Una persona che utilizza agenti AI, automatizza una parte delle attività, prende decisioni con più dati e aggiorna continuamente le proprie competenze.
E questo cambia anche la funzione HR.
L’HR del futuro non può occuparsi soltanto di amministrazione e procedure.
Deve diventare una funzione sempre più strategica, capace di capire quali persone e quali competenze possono creare vantaggio competitivo.
Perché la cultura può essere più importante del prodotto
Uno degli aspetti più interessanti di Pico è che, pur guidando una startup tecnologica, parla continuamente di cultura.
Arriva a reinterpretare il ruolo di CEO come:
Cultural Empowerment Officer.
Perché oggi un prodotto tecnologico può essere copiato molto più velocemente rispetto al passato.
La cultura, invece, è molto più difficile da replicare.
È il modo in cui le persone prendono decisioni, collaborano, trattano i clienti, reagiscono agli errori e affrontano una crisi.
Per Pico una parte fondamentale del lavoro di un CEO consiste quindi nel costruire e proteggere la cultura aziendale.
E leadership non significa essere il one man show.
Significa diventare il primo a mettersi al servizio del team.
I clienti diventano partner
Questa cultura influenza anche il rapporto con il mercato.
Pack preferisce parlare di partner più che di clienti.
Una parte importante dello sviluppo del prodotto arriva infatti direttamente dal confronto con le aziende che lo utilizzano.
Pico racconta di veri e propri feedback tour durante i quali il team presenta le nuove funzionalità e invita i partner a criticarle anche duramente.
Il feedback diventa così materiale per migliorare la roadmap.
Non basta costruire qualcosa che le persone vogliono oggi.
Bisogna costruire qualcosa che vorranno continuare a utilizzare e contribuire a migliorare.
Anche capire di essere nel posto sbagliato può essere utile
C’è un apparente paradosso.
Un’azienda investe su un dipendente.
Il dipendente comprende meglio competenze e aspirazioni.
E alla fine scopre che quello non è il lavoro giusto per lui.
Sembrerebbe un fallimento.
Secondo Pico non necessariamente.
Il problema non è una persona che scopre di poter esprimere meglio il proprio potenziale altrove.
Il problema è perdere una persona valida per una cultura tossica, un cattivo manager o la mancanza di possibilità di crescita.
Aiutare qualcuno a capire di trovarsi nel posto sbagliato può quindi essere positivo anche per l’organizzazione.
L’obiettivo: arrivare all’1% della workforce globale
L’ambizione di Pack è alta.
La visione dichiarata è migliorare la vita professionale dell’1% della forza lavoro globale, circa 35 milioni di persone.
Per questo l’azienda monitora anche il numero di individui sui quali riesce ad avere un impatto.
Pack lavora in più mercati europei e ha costruito anche un network di centinaia di coach e mentor che affiancano la componente tecnologica.
L’AI, quindi, non cancella necessariamente la dimensione umana.
La può amplificare.
Dall’Europa agli Stati Uniti con l’obiettivo unicorno
Pack ha costruito la prima parte del proprio percorso in Europa, tra Italia, Spagna e Francia.
La roadmap raccontata da Pico prevede un’ulteriore espansione europea e successivamente l’ingresso deciso negli Stati Uniti.
La strategia è costruire prima un vantaggio competitivo in Europa e affrontare poi il mercato americano con prodotto, clienti e organizzazione più maturi.
Pico non nasconde l’obiettivo:
costruire un unicorno.
La frase che utilizza è molto chiara:
“Get there or die trying.”
Finché quella possibilità esiste, la direzione rimane una sola.
Smart money: salire sulle spalle dei giganti
Durante il percorso di crescita diventa fondamentale anche la qualità degli investitori.
Per Pico il capitale non è tutto uguale.
I migliori investitori possono portare esperienza, reputazione, network e capacità di lettura dell’azienda.
Da qui un consiglio che utilizza anche con il proprio team:
«Cercatevi un gigante, salitegli sulle spalle e guardate il mondo dalla sua prospettiva.»
La combinazione ideale è unire l’energia delle persone più giovani con l’esperienza di chi ha già attraversato più volte determinate fasi aziendali.
Vendere HRTech alle grandi aziende richiede pazienza
Anche con un prodotto innovativo, vendere alle large enterprise rimane complesso.
Pico racconta sales cycle che possono partire da 5-6 mesi e arrivare anche a 9 o 12.
Pack utilizza un approccio commerciale che combina bottom-up e top-down.
Dal basso, i Business Developer costruiscono relazioni con manager e champion interni.
Dall’alto, figure senior dialogano direttamente con i decision maker.
Quando i due percorsi si incontrano, aumentano le probabilità di riuscire a portare realmente il progetto dentro l’organizzazione.
Per innovare bisogna imparare ad applaudire gli errori
Anche internamente Pack cerca di costruire una cultura nella quale sbagliare non significhi automaticamente fallire.
Pico racconta un rito aziendale chiamato “I Fucked Up”.
Periodicamente le persone raccontano davanti ai colleghi gli errori più importanti che hanno commesso.
Alla fine vengono applaudite.
L’obiettivo non è incentivare superficialità.
È eliminare la paura di sperimentare.
Perché un’organizzazione nella quale nessuno sbaglia potrebbe semplicemente essere un’organizzazione nella quale nessuno prova qualcosa di realmente nuovo.
Non esistono scorciatoie
Nella parte finale dell’intervista lasciamo tecnologia e venture capital per conoscere meglio la persona dietro il founder.
Uno degli insegnamenti più importanti che Pico dice di aver portato dal business alla vita privata è semplice:
non esistono scorciatoie.
Lo ritrova anche nella maratona, una delle sue passioni.
Non puoi saltare i chilometri di allenamento e aspettarti lo stesso risultato.
Vale nello sport.
Vale nelle relazioni.
Vale nella costruzione di un’azienda.
Libertà e voglia di lasciare un’impronta
Quando gli chiediamo quale valore guidi davvero le sue scelte, la risposta è:
libertà.
Libertà di essere.
Di dire.
Di fare.
Di credere.
E anche di sbagliare.
Ogni mattina Pico si pone inoltre una domanda:
“Se avessi 10 milioni di euro in banca, come sarebbe la mia giornata?”
E racconta che, nella maggior parte dei casi, la risposta coincide con quella che ha già pianificato.
Forse una delle migliori definizioni possibili di realizzazione personale.
Cambiare il mondo del lavoro
Quando arriviamo al suo “perché”, tutto torna al punto di partenza.
Pico lo sintetizza così:
«Cambiare il mondo, virgola, del lavoro.»
Aiutare milioni di persone a lavorare meglio.
Dare alle aziende strumenti migliori per riconoscere e sviluppare il talento.
Utilizzare l’intelligenza artificiale non per eliminare l’essere umano dal processo, ma per permettergli di capire meglio dove può generare valore.
E alla domanda con cui chiudiamo tradizionalmente il Marketing Garage:
“Pensi che il meglio debba ancora venire?”
Pico risponde senza esitazioni:
«Assolutamente sì. I’m looking forward to it.»
Guarda l’intervista completa
Nella puntata completa del Marketing Garage con Pietro Maria Picogna, CEO e co-founder di Pack, parliamo di:
- futuro del lavoro nell’era dell’AI;
- HRTech e sviluppo delle persone;
- skill mapping;
- skill-based organization;
- AI e futuro dell’occupazione;
- competitività europea;
- cultura e leadership;
- venture capital;
- vendita B2B enterprise;
- obiettivo unicorno;
- errori, apprendimento e libertà.
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CAPITOLI:
00:00 AI HR: Tecnologia applicata alle Risorse Umane
01:38 Chi è Pietro Maria Picogna e la nascita di Pack
06:05 Perché la cultura aziendale conta più del prodotto
09:24 Perché proprio l’HR?
13:22 Skill mapping: capire davvero le competenze dei dipendenti
15:58 Perché molte aziende non riescono a innovare
20:23 Pack ha Clienti importanti… Focus sulla Cultura aziendale
22:45 Feedback Clienti e sviluppo nuove Feature
26:10 Come trattenere i talenti all’interno delle Aziende
28:02 Le Skill che servono nell’era dell’AI
30:06 SBO Skills-Based Organization: Competenze Vs Ruoli
33:06 AI: dipendente dimezzato o dipendente potenziato
37:32 Dove allocare il costo dei Token?
39:28 Fundraising e Unicorni
41:26 Il mio primo Pitch
44:13 Go to Market nel settore HR
51:28 Sbarcare negli Stati Uniti
56:42 Domande personali a Pietro Maria Picogna (Pico)
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